La propoli

Alcuni alberi, come ad esempio le conifere, le querce, le betulle, i pioppi, presentano a livello delle gemme una sostanza resinosa e appiccicosa che le protegge dall’attacco di agenti patogeni. Nelle ore più calde le api raccolgono questa sostanza, la “caricano” sulle zampe posteriori e la portano all’interno dell’alveare. Viene lavorata con le secrezioni ghiandolari delle api stesse e si ottiene così la propoli. Alle nostre latitudini il colore della propoli è bruno. Le api la impiegano soprattutto come antisettico, per proteggersi da funghi e batteri, come “cementante” se l’arnia presenta degli spifferi. Come si può osservare nella prima figura la propoli è stata posta nella parte più alta, quella a contatto con il tetto e quindi con l’aria e a livello dei distanziatori dove poggiano i favetti, per tenerli fermi. Nella seconda figura si può osservare propoli grezza raschiata via dall’arnia.

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